sabato 1 giugno 2013

Vivere di me e per me

Certo che è difficile esprimersi e farlo nel modo migliore, conciliare pensieri, sentimenti e idee, farsi comprendere da chi ha voglia di ascoltarci, e dosare le parole, che non devono essere nè troppo grandi nè troppo vuote. E' una grande impresa spiegarsi quando abbiamo un caos dentro. Quando ci penso mi viene sempre in mente una sera, durante una delle prime guide con l'istruttore: ci dirigiamo verso un bivio e lui mi dice, "Adesso frena un po', metti la freccia, gira a sinistra, guarda lo specchietto e cambia la marcia". Io un po' preoccupata gli domando: "Ma come faccio a fare tutte queste cose insieme??". "Imparerai come tutti gli altri", mi dice, "e lo farai giustamente, ma a modo tuo".

Non mi vergogno ad ammettere che da piccola sognavo una vita un po' più semplice, come quella dei finali delle favole, dove la primavera non tarda mai ad arrivare. Crescendo, poi, ci sono stati momenti in cui mi ripetevo "peggio di così non può andare", e poi il peggio è arrivato, e mi ci sono scontrata di brutto, ci ho sbattuto la faccia in pieno... Il tempo è stato molto paziente: ha provato più volte a far brillare il sole e le stelle nella mia vita, ma io non riuscivo a vedere null'altro che le nuvole che coprivano un cielo che avevo quasi scordato... certo, sempre meglio della pioggia che prima mi assillava, ma ci voleva qualcosa pronto a smuovermi dal profondo, dall'interno. E poi quel qualcosa è arrivato, prima fuori e poi, di conseguenza, dentro me. All'epoca non capivo neppure perchè dovessi meritarlo, ma sapevo di volerlo con tutte le mie forze, mi ci sono aggrappata con le unghie, ma cercando di fare e farmi il meno male possibile.
E da allora, piano piano, un passetto per volta ho superato altri bivi, con qualche consiglio e qualche massima... ma questa è sempre stata una strada senza direzioni segnate: le frecce sono state sostituite dalle possibilità, e le scelte non sono altro che mie... Anche adesso vorrei una soluzione bella e pronta, ed invece sento di non averla in mano, neppure nella mente... ho soltanto una grande speranza nel cuore...

E non ditelo a me, madre di queste parole....

Per certi versi, con gli estranei ci si sente "più liberi". Liberi di fare e dire ciò che si vuole, proprio perchè non ci conoscono. Certo, magari all'inizio si cerca sempre di mostrarsi al meglio, ben vestita, ben truccata, con pensieri indiscutibili sulla bocca e nella mente tanto spazio alla possibilità. E' tutto un "bene", è tutto "buono". Quando poi ci si scava un pochino più a fondo, ci si ripete sempre "se gli piaccio, mi accetterà per come sono, altrimenti AMEN!". E ci si comincia a scoprire, nel senso letterale e profondo della parole: ci si comincia a togliere il primo strato di epidermide da dosso, che tanto, si sa, ce ne sono ancora altri mille, ma che dico, milioni, prima di arrivare veramente dentro. Ma, come dicevo, nel mentre che ci si conosce ci si sente anche liberi ed in diritto di mandare a fanculo senza pensarci troppe volte, di chiudere la porta così come l'abbiamo aperta, di metterci un cerotto sopra, che una pezza è troppo per così poco.
Con chi conosciamo, invece, è ben diverso. Se ci si conosce, si sa qualcosa di davvero importante dell'altro, si è legati, in qualche modo, da un rapporto profondo, che sia di sangue o per scelta, si ha sempre un po' paura di ferire, perchè questo stadio iniziale si è già superato, quasi a dire che si son superate delle prove che altri non sono riusciti a portare a termine, ed è così che, piano piano le persone diventano importanti. E si va avanti di certezze che, in realtà, non abbiamo, ma del quale è necessario convincersi, della fiducia che speriamo sempre non lasci mai il nostro cuore. Ed è proprio per questo che, quando a ferire sono le persone che amiamo, tutto fa dannatamente male. Che un gesto involontario lo sappiamo anche perdonare, mentre un gesto voluto e programmato, difficilmente riusciamo ad accantonare.
Il sesto senso è sempre attivo, e continuamente ci manda dei segnali, solo che è spesso più facile ascoltarlo quando non ci coinvolge troppo, come con gli sconosciuti: lì sì che ci accorgiamo quasi immediatamente quando qualcuno ci sta colpendo alle spalle; mentre con i nostri cari, scatta un meccanismo di "silenziatore" per il cervello, ci continuiamo a ripetere in cuor nostro, tanto per convincerci, che non potranno mai farci del male, anche quando ci accorgiamo che stanno ridendo beffardamente della nostra persona, mentre affilano con cura la lama del coltello che ben presto porterà con sè ricordi di noi...

Siamo sempre un po' troppo innocenti, anche se la vita ci rende duri: le persone buone non lo sono mai abbanstanza, non sono mai pronte a sufficienza a vedere dei sogni che si infrangono...

...non saprei contarle...

Sapessi quante volte...
e sempre più bello...

Questa lettera si chiude qui, com'è cominciata.
Sarà una di quelle che non scriverò mai...


Puff

Forse è vero che penso troppo. Ma non è che penso troppo. Mi fisso, è diverso.

La cosa più fastidiosa quando mandi un messaggio a una persona a cui tieni è che dal momento dell'invio parte il conto dei minuti. A volte i minuti non sono solo minuti, sono reincarnazioni di vite...

Una strada tutta mia

La vera moralità consiste non già nel seguire il sentiero battuto, ma nel trovare la propria strada e seguirla coraggiosamente.